Cambio al vertice della Cassa di Fossano Antonio Miglio è il nuovo presidente


Antonio Miglio, neo presidente della Cassa di Risparmio di Fossano
"Persona di provata professionalità, esperienza e di fedeltà alla Istituzione: le sue iniziative, la sua tenacia e le relazioni hanno consentito alla Cassa di rimanere autonoma e di continuare a bene operare a favore delle persone e delle aziende del territorio”. E' con queste parole che Gianfranco Mondino, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Fossano, ha descritto Antonio Miglio, neo presidente della Cassa di Risparmio, subito dopo la sua elezione, all'unanimità, da parte dell'assemblea degli azionisti della banca cuneese, della quale la Fondazione possiede il 76% del capitale (il resto appartiene a Bper, Banca popolare dell'Emilia-Romagna).
Oltre ad Antonio Miglio presidente, l'assemblea ha eletto vice presidente Enrico Serafini e consiglieri di amministrazione Marco Brandani, Marco Cerati, Giancarlo Fruttero (tutti e tre anche membri del comitato esecutivo), Clemente Malvino, Delia Rovelli, Stefania Rosso e Alessandro Taretto.
Dal vertice della Cassa di Risparmio di Fossano sono usciti Giuseppe Ghisolfi, che ne è stato presidente dal 1997 e consigliere per la prima volta 1977, Graziella Bramardo, precedente vice presidente, Alberto Cravero e Bernardo Ambrogio.
Nato a Fossano nel 1951, geometra e agronomo (laurea a Torino), sposato con Patrizia Massocco, architetto, Antonio Miglio è già stato consigliere di amminitrazione della Cassa di Risparmio di Fossano dal 1988 al 1994, quando ha assunto la presidenza dell'omonima Fondazione della banca conferitaria, incarico terminato nell'aprile del 2016 (non era più rieleggibile).
Antonio Miglio è già consigliere di amministrazione, con la delega allo sviluppo, della torinese Ream Sgr, controllata dalla Fondazione Crt e partecipata anche dalla Fondazione Cr Fossano; inoltre è presidente de “Le Terre dei Savoia”, subentrato a Giovanni Quaglia, oltre che dell'Associazione Insieme.
Il nuovo presidente della Cassa di Risparmio di Fossano, ha ricoperto diversi incarichi apicali in Acri, l'aociazione nazionale delle 88 Fondazioni di origine bancaria (Fob), dove è stato uno dei principali collaboratori del presidentissimo Giuseppe Guzzetti, con il quale però non ha condiviso la firma del Protocollo d'intesa con il Mef (Ministero dell'Economia e delle Finanze, autorità di Vigilanza delle Fob), dato che questo documento impone ai sottoscrittori la perdita del controllo delle banche conferitarie e che il valore di mercato di un investimento sia inferiore al 33,3% del valore di mercato di tutti gli attivi in portafoglio.

La memorabile "tripletta" di Gavio e soci record Sias, proroga e accordo con Ardian


Beniamino Gavio, numero 1 dell'omonimo Gruppo alessandrino
“Fine di settimana d'oro, per Beniamino Gavio e i suoi soci. Con una tripletta memorabile: il clamoroso accordo con Ardian (ex Axa Private Equity), la principale società privata di investimenti in Europa; il record storico dell'azione Sias, arrivata a 18,20 euro e, terzo colpo, l'approvazione Ue del piano per la proroga della concessione della gestione dell'Autostrada Torino-Milano, grazie alla quale, fra l'altro, sarà completata la Asti-Cuneo”. Inizia così l'articolo pubblicato oggi da Corriere Torino, edizione locale del Corriere della Sera guidata da Umberto La Rocca.
In effetti, venerdì scorso, i titoli di Sias e di Astm, le due quotate del Gruppo Alessandrino, sono stati entrambi tra i dieci che hanno avuto i maggiori rialzi in Piazza Affari: in particolare, l'incremento di Sias è stato dell'8,85% e del 6,65% quello di Astm, che è così risalito a 23,25 euro. Grazie a questi aumenti, il valore riconosciuto dal mercato all'insieme delle due società controllate dalla famiglia Gavio ha sfiorato i sei miliardi di euro.
“La performance annuale di Sias è risultata del 99,12% (in altre parole, chi avesse comprato azioni di questa società il 28 aprile scorso, quando costavano 9,25 euro ciascuna, oggi avrebbe un guadagno sostanzialmente doppio rispetto al prezzo d'acquisto) – si legge ancora nell'articolo del Corriere Torino - E sarebbe andata bene anche a chi avesse investito in Astm, la cui performance borsistica è risultata del 64,43% (esattamente un anno fa, l'azione quotava 14,15 euro)”.
I nuovi balzi di Sias, quarto maggior gestore mondiale di reti autostradali in concessione (4.150 Km, dei quali 1.423 in Italia, 2.640 in Brasile e 84 nel Regno Unito) e della sua controllante Astm, player attivo in tutta la catena del settore della realizzazione di grandi infrastrutture, si devono sia alla concessione della proroga da parte dell'Unione Europea sia all'intesa strategica con Ardian, multinazionale francese che ha in gestione asset per 67 miliardi di dollari e ha in portafoglio partecipazioni partecipazioni in oltre 150 imprese.
L'accordo prevede la costituzione di una nuova società da parte di Aurelia, holding finanziaria dei Gavio, la quale vi apporterà le quote di controllo di Astm e Sias. Di questa newco, Ardian rileverà il 40%, mentre il restante 60% sarà mantenuto da Aurelia, che, perciò, continuerà a detenere il controllo di Astm e di Sias, destinate a ulteriore sviluppo grazie anche alle risorse apportate dal colosso parigino privato guidato da Dominque Senequier, che l'ha fondato nel 1996 su incarico di Claude Bébéar, numero 1 di Axa, della quale è ancora presidente onorario.

ITALGAS E INTESA SANPAOLO
Venerdì, un'altra quotata del Nord Ovest, l'Italgas, non ha fatto il suo nuovo record storico soltanto per un centesimo. L'ultimo prezzo della sua azione, infatti, è stato di 5,34 euro, mentre il primato da battere è quello conquistato il 20 novembre dell'anno scorso: 5,35 euro. Comunque, alla fine della settimana borsistica, Italgas ha evidenziato una performance del 29,3% su base annuale e del 13,21% su base mensile.
Per poco ha mancato il suo nuovo record annuale Intesa Sanpaolo, che ha chiuso l'ultima seduta borsistica della settimana con l'azione ordinaria a 3,153 euro, mentre il suo massimo degli ultimi 12 mesi è di 3,21 euro, registrato il 7 febbraio. La perfomance annuale di Intesa Sanpaolo, che beneficia degli ottimi risultati raggiunti e annunciati, con relativi dividendi, è risultata del 15,24%.

Emorragia dell'artigianato nel Nord Ovest chiuse 5.000 imprese nel primo trimestre


Emorragia dell'artigianato in tutte le tre regioni del Nord Ovest. Dall'inizio di gennaio alla fine di marzo di quest'anno, le imprese artigiane che hanno cessato l'attività sono state quasi 5.000 (per la precisione 4.955), a fronte delle 3.681 che hanno aperto i battenti nello stesso periodo. Nel trimestre, pertanto, l'artigianato del Nord Ovest ha perso 1.274 imprese, abbassando a 165.934 il totale di quelle ancora operative e iscritte alle locali Camere di commercio.
Giorgio Felici, presidente ConfartigianatoPiemonte
I dati sono di Unioncamere-Infocamere, dal cui censimento è emerso che, nel primo trimestre 2018, il Piemonte si è impoverito di 878 imprese artigiane (2.690 le nate e 3.568 le scomparse), di 340 la Liguria (898 le nuove iscrizioni al registro delle Camere di commercio e 1.238 le cancellazioni) e di 56 la Valle d'Aosta (93 nuove aperture e 149 chiusure).
Al 31 marzo, le imprese artigiane in attività sono risultate 118.472 in Piemonte, 43.849 in Liguria e 3.613 in Valle d'Aosta.
In particolare, nel primo trimestre di quest'anno, il capoluogo subalpino e la sua provincia hanno perso altre 421 imprese artigiane, il numero assoluto più alto in Italia dopo quello della provincia di Roma (493). Nella provincia di Torino, infatti, le imprese che hanno cessato l'attività dal primo giorno di gennaio all'ultimo di marzo sono state 1.768 – più che a Roma (1.717) e meno solo rispetto alla provinci di Milano (2.273); mentre sono risultate 1.348 quelle che si sono iscritte al registro delle imprese della Camera di commercio presieduta da Vincenzo Ilotte.
“Così, il sistema provinciale delle imprese artigiane – ha riportato il Corriere Torino, edizione locale del Corriere della Sera - è dimagrito di un ulteriore 0,69% rispetto ai primi tre mesi 2017, tasso inferiore alla media regionale (-0,73%) e nazionale (-0,82%), ma superiore a quelli delle province di Vercelli e Cuneo (-0,67%), Novara (-0,63%) e Asti (-0,42%).
Cali maggiori di quello torinese, invece, sono emersi dalle province di Verbania (-0,79%), Alessandria (-0,95%) e Biella (-1,53%). Infatti, è risultata negativa per 80 unità la differenza tra le imprese che hanno avviato l'attività e quelle che l'hanno cessata dall'inizio di gennaio alla fine di marzo nella provincia di Biella, mentre è stata di 107 nell'Alessandrino, 34 nel Verbano-Cusio-Ossola, 31 nel Vercellese, 119 nel Cuneese, 60 nel Novarese e 26 nell'Astigiano.
Giancarlo Grasso, presidente Confindustria Liguria
Per quanto riguarda le province liguri, Unioncamere, l'Unione nazionale delle camere di commercio, ha rilevato che nel primo trimestre di quest'anno, Genova ha perso 228 imprese artigiane (406 le nate e 634 le scomparse), Imperia 21 (181 nuove iscrizioni e 202 cancellazioni), Savona 70 (rispettivamente 185 e 255), La Spezia 21 (181 e 202).
L'emorragia dell'artigianato è un fenomeno preoccupante, non soltanto perché è indicativo di un impoverimento dell'apparato produttivo, con le sue inevitabili conseguenze sul pil locale e sui posti di lavoro; ma anche perché denota un affievolimento di quello spirito d'iniziativa individuale che è fondamentale per la crescita dell'economia. Particolarmente grave è proprio l'arretramento dell'artigianato, da sempre una fonte essenziale e una culla dell'imprenditoria.

Sgr, per i gruppi Bim e Banca Sella raccolta di fondi a marzo in "rosso"


I gruppi Bim e Banca Sella sono i gestori di risparmio piemontesi che, in marzo, hanno subito una perdita di fondi investiti dalla loro clientela; mentre l'hanno aumentata i gruppo Intesa Sanpaolo e Ubi Banca, Ersel e Alpi. Lo si rileva dall'ultimo rapporto di Assogestioni, l'associazione italiana delle società di gestione del risparmio (Sgr), bancarie, assicurative e indipendenti.
Secondo Assogestioni, infatti, in marzo, la raccolta netta del gruppo Bim-Banca Intermobiliare, il cui controllo è passato recentemente all'inglese Trinity (Attestor) ha avuto una raccolta netta negativa di 140,2 milioni, così che il patrimonio gestito è sceso a 2,362 miliardi, dai 2,5 miliardi di fine febbraio, mese nel quale la fuoriuscita di investimenti in fondi e gestioni di portafoglio era stata di 226,5 milioni.
A mostrare una raccolta netta in rosso, nel mese appena passato, è stato anche il gruppo Banca Sella, il cui dato è stato negativo per 42,4 milioni dopo i 54,3 milioni di febbraio. Comunque il patrimonio gestito dal Gruppo Banca Sella è rimasto superiore ai 7,6 miliardi e tale da garantire il mantenimento del terzo posto nella graduatoria delle sgr che fanno capo a soggetti con riferimento al Piemonte.
Il gruppo biellese, che ha al suo vertice Maurizio Sella, infatti, precede l'Ersel della famiglia Giubergia-Argentero, oltre che la torinese Bim e la Alpi. Al 31 marzo, Ersel ha evidenziato un patrimonio gestito pari a 6,323 miliardi, dopo una raccolta netta, nel mese, positiva per 44,4 milioni.
Nel mese passato, positiva, per 337,7 milioni, è risultata anche la raccolta netta del gruppo Ubi Banca, che ha come maggiore azionista singolo la Fondazione Crc di Cuneo, presieduta da Giandomenico Genta (direttore generale è Andrea Silvestri e vice Roberto Giordana). Il patrimonio gestito dal gruppo di Ubi Banca è ammontato a 59,707 miliardi, che valgono il secondo posto piemontese.
Leader dell'industria regionale del risparmio gestito è, naturalmente, il gruppo Intesa Sanpaolo, con un patrimonio gestito di 399,003 miliardi, inferiore, in Italia, esclusivamente a quello del gruppo Generali (479,923 miliardi). Al contrario di Generali, però, il gruppo Intesa Sanpaolo, attivo nel settore con Eurizon e Fideuram, in marzo ha avuto una raccolta netta di 628,4 milioni, mentre quella del gruppo triestino presieduto dal piemontese Gabriele Galateri di Genola, è stata negativa per 2,216 miliardi.
Piemontese è anche la Alpi di Biella, che però è interamente posseduta dalla Fiduciaria Orefici Sim di Milano. La Alpi (presidente Carlo Vedani e amministratore Angelo Rusconi), nel mese scorso ha avuto una raccolta netta di un milione, tutta con i fondi aperti, e un patrimonio gestito di 156 milioni.
A livello italiano, Assogestioni ha rilevato che, in marzo, la raccolta netta di patrimonio gestito da parte di tutte le sgr associate è stata positiva per 3,187 miliardi mentre era stata negativa per 883 milioni in febbraio e ancora positiva per 9,9 miliardi in gennaio. A fine marzo il patrimonio gestito è risultato di 2.030,1 miliardi.

Reale Mutua: Luigi Lana nuovo presidente Utile netto 2107 di 147,5 milioni (+12,6%)


 L’Assemblea dei Delegati della Società Reale Mutua di Assicurazioni, in rappresentanza di 1.420.000 Soci/Assicurati, si è riunita per l’approvazione del bilancio di esercizio e per l’esame del bilancio consolidato 2017 di Reale Group, nonché per il rinnovo del Consiglio di amministrazione, giunto a scadenza di mandato. Con la riunione odierna hanno inoltre preso l’avvio i festeggiamenti per il 190° anniversario di Reale Mutua, fondata a Torino nel 1828, che interesseranno la parte restante dell’esercizio e i primi mesi del 2019.

Il 2017 è stato particolarmente positivo per il Gruppo, che ha chiuso il bilancio con un utile consolidato di 147,5 milioni di euro, in aumento del 12,6% rispetto all’anno precedente. Si confermano i buoni risultati tecnici e il contributo importante delle attività in Spagna con 58 milioni di euro. 

La raccolta premi complessiva è cresciuta del 18% e supera i 4,5 miliardi di euro, di cui 3 miliardi di euro nei rami Danni, con un incremento del 9,5%, e 1,5 miliardi di euro nei rami Vita, in aumento del 39,2%. I dati risentono in maniera significativa dell’apporto delle compagnie italiane del Gruppo Uniqa, acquisite nel maggio scorso, e, in piccola parte, dell’avvio dell’operatività della compagnia cilena del Gruppo. A perimetro costante, la crescita si attesterebbe all’1,4%.
ILa situazione patrimoniale risulta in ulteriore rafforzamento, con un patrimonio netto che supera i 2,5 miliardi di euro (+ 5,5%). L’indice di solvibilità, calcolato con formula standard, è pari al202% (dato relativo al IV trimestre 2017), confermando l’elevata solidità del Gruppo.
Per quanto riguarda le controllate del Gruppo, risultati positivi sia per le compagnie assicurative Italiana Assicurazioni e le spagnole Reale Seguros Reale Vida sia per Banca Reale, Reale Immobili Blue Assistance, le imprese del Gruppo, rispettivamente, del comparto bancario, immobiliare e dei servizi.
All’Assemblea è stato altresì presentato il Bilancio di Sostenibilità di Gruppo (Dichiarazione consolidata di carattere non finanziario), documento redatto volontariamente a livello di Capogruppo già da 15 anni e che dall’esercizio 2017 è divenuto obbligatorio ai sensi della normativa. Reale Group, in coerenza con la sua politica di sostenibilità, ha deciso di destinare l’1% del suo risultato netto consolidato a Reale Foundation, per una cifra pari a euro 1.475.000.
La Capogruppo chiude con un utile civilistico di 70,7 milioni di euro, in incremento del 23,2% sull’esercizio precedente.
 L’Assemblea ha poi provveduto alla nomina dei componenti il Consiglio di Amministrazione di Reale Mutua, il cui mandato era in scadenza, confermando gli attuali Consiglieri per ulteriori 3 anni.
Iti Mihalich
Iti Mihalich, dopo cinque trienni consecutivi di carica, non si è ricandidato per la presidenza di Reale Mutua, continuando a rimanere membro del Consiglio. Al suo posto, l’Assemblea ha nominato Luigi Lana, già Consigliere della Compagnia dal 2016, nonché direttore generale della stessa dal 2006 al 2015.
«Ho trascorso 50 bellissimi anni in Reale Mutua, di cui 15 come presidente del Consiglio di Amministrazione – ha dichiarato Iti Mihalich al termine dell’assemblea – ritengo che sia giunto il momento di lasciare il timone del nostro Gruppo a qualcuno più giovane di me, che sappia affrontare, con tutta l’energia e le competenze necessarie, i profondi cambiamenti che il contesto, in forte e continua innovazione, ci sta portando e orientare Reale verso nuove sfide, mete ambiziose e successi crescenti. Sono certo che Luigi Lana sia la persona giusta per questo compito, in continuità con la tradizione e i valori che da 190 anni contraddistinguono la nostra Società e in sintonia con il cambiamento e l’innovazione che il mercato richiede».
Luigi Lana, neo presidente di Reale Mutua Assicurazioni
 «A me il compito e l’onore di portare avanti il prestigioso incarico, ricoperto prima di me da illustri Presidenti, di elevata esperienza e professionalità – ha commentato Luigi Lana – A Iti Mihalich va il mio personale ringraziamento perché, al termine di un ulteriore esercizio molto positivo, mi lascia un Gruppo caratterizzato da una forte solidità, da un team di management coeso e di grande qualità e da persone, dipendenti e agenti, professionali e sinceramente legati a Reale Group e ai suoi valori. Tutti presupposti essenziali per continuare a servire al meglio i nostri Soci/Assicurati e sviluppare ulteriormente con successo Reale in Italia e all’estero».

Scialuppa Crt: scatto del nuovo Consiglio in aiuto dei sovraindebitati a rischio usura


Il nuovo Consiglio di amministrazione de La Scialuppa Crt Onlus – Fondazione antiusura, nella sua prima riunione, ha eletto presidente Ernesto Ramojno (riconfermato), vice presidente Marcello Callari e Consigliere delegato Luciana Malatesta (confermata). Inoltre, ha rinominato l'intero Collegio dei revisori dei conti: Giacomo Zunino presidente, Piera Braja e Luciano Cagnassone.
Il Consiglio di amministrazione de La Scialuppa Crt Onlus per il quadriennio 2018-20121 è composto anche dai nuovi Consiglieri: Ugo Curtaz, Carlo Mario Gandolfo, Giovanna Dominici e Vittorio Favetti.
Ugo Curtaz è stato designato dalla Fondazione Crt, che ha dato vita alla Scialuppa Crt Onlus vent'anni fa e da allora la sostiene con convinzione e generosità. Ugo Curtaz, ex dirigente di Banca Crt-Unicredit, è anche componente del Comitato consultivo del Fondo Core Nord Ovest, consigliere delegato del Forte Bard e consigliere di amministrazione della stessa Fondazione Crt.
Carlo Mario Gandolfo, designato dall'Arcivescovo di Torino, ex manager di Intesa Sanpaolo, dal 2010 opera nella Fondazione San Matteo – Insieme contro l'usura Onlus, della quale è diventato recentemente vice presidente. Fa parte, inolttre, dell'Osservatorio regionale sul fenomeno di usura, estorsione e sovraindebitamento della Regione Piemonte.
Giovanna Dominici è stata magistrato fino al gennaio 2017, quando ha lasciato l'incarico di presidente della sezione fallimentare del Tribunale di Torino, del quale era stata, precedentemente, presidente di prima sezione civile. Al Tribunale di Torino era arrivata da Genova, città natale e dove ha iniziato la carriera nel 1978, dopo aver svolto pratica forense nello studio di Victor Uckmar.
Vittorio Favetti, dal 2006 dipendente Camera di Commercio, dove, fra l'altro, è referente di tutte le iniziative camerali in tema di agevolazioni all'accesso al credito delle Pmi attraverso il sistema dei Confidi, è anche segretario dell'Associazione Torino Piazza finanziaria e assicurativa.
Ernesto Ramojno, noto commmercialista torinese, è al vertice della Scialuppa Crt Onlus da quando è stata costituita e anche per questo ha ricevuto il ricoscimento da parte del presidente della Fondazione Crt, Giovanni Quaglia, il quale ha premiato recentemente i decani dell'ente attivo nella prevenzione dell'usura. Ernesto Ramojno è presidente della sezione piemontese e valdostana dell'Anti – Associazione nazionale dei tributaristi italiani, della quale è vice presidente nazionale e, fra l'altro, presidente del Collegio sindacale della Ferrero.
La Scialuppa Crt Onlus, che opera in tutto il Piemonte e in Valle d'Aosta con più di 40 volontari, dall'inizio di quest'anno ha dato oltre 300 consulenze a soggetti sovraindebitati, perciò a rischio di usura, e ha deliberato altre 44 pratiche di finanziamento con la sua garanzia, per quasi un milione di euro. Nella sua prima riunione, il nuovo Consiglio di amministrazione ha deliberato venti pratiche, dimostrando la volontà di continuare ad accelerare l'attività finalizzata al salvataggio di tante persone troppo indebitate aiutandole a recuperare una situazione economica familiare sana.
Da quando ha incominciato a operare, la Scialuppa Crt Onlus – Fondazione antiusura ha aiutato 13.869 soggetti sovraindebitati (famiglie e piccoli imprenditori dell'artigianato, del commercio e dei servizi) e ha deliberato 2.133 finanziamenti garantiti, per un totale di 37,226 milioni di euro.

La premiazione dei veterani de La Scialuppa Crt Onlus - Fondazione antiusura

Borsa: nuovi record di Fca e Sias (Gavio) Laura Cioli prende la guida della Gedi


Di nuovo sul podio dei rialzi Ftse Mib, con medaglia di bronzo. Fca-Fiat Chrysler Automobiles ha chiuso la seduta borsistica di oggi, 26 aprile, con la quotazione di 19,532 euro per azione, superiore del 2,03% alla precedente e vicina ai 19,844 euro del record storico, fatto segnare il 29 gennaio di quest'anno. L'incremento odierno è stato, appunto, il terzo più alto tra quelli dei titoli delle 40 principali società contrattate in Piazza Affari. Esattamente un anno fa, il prezzo dell'azione Fca era stato di 10,5561 euro, quindi inferiore dell'85% all'ultimo.
La nuova impennata di Fca trova la ragione forse principale nei risultati trimestrali del gruppo guidato da Sergio Marchionne, in particolare nell'utile netto che ha superato il miliardo di euro, con un aumento del 59% rispetto al primo trimestre 2017 e nell'indebitamento industriale netto calato a 1,311 miliardi dai 2,390 miliardi del 31 dicembre scorso.
Dall'inizio di gennaio alla fine di marzo, Fca ha consegnato 1,204 milioni di vetture (+5%), comprese quelle fabbricate dalle joint venture non consolidate, con ricavi netti per 27,027 miliardi di euro (-2%): circa 646.000 auto sono state vendute nel Nord America (+6%), 345.000 nell'area Europa-Medio Oriente (+1%) e 132.000 nell'America Latina (+31%). La Maserati, invece, ha avuto il 21% di clienti in meno, scendendo così a 9.400.
Diversamente da Fca, a far registrare il suo nuovo record storico è stata oggi la Sias, la società piemontese che fa capo alla famiglia Gavio. Il prezzo dell'azione Sias, infatti, nell'ultima contratto di compravendita è stato di 16,72 euro, fra l'altro a fronte dei 9,14 euro del 26 aprile 2017.
Laura Cioli, neo ad di Gedi Gruppo Editoriale
  Ancora una notizia riguardante un'altra quotata che fa riferimento al Nord Ovest: Gedi Gruppo Editoriale, controllata dalla holding dei Fratelli De Benedetti e partecipata dalla Exor della famiglia Agnelli-Elkann Nasi (è l'editrice di Repubblica, La Stampa, il Secolo XIX, L'Espresso e diverse altre testate).
L'assemblea della Gedi Gruppo Editoriale ha eletto il nuovo Consiglio di amministrazione, che presenta alcune novità: Monica Mondardini amministratore delegato negli ultimi nove anni ha passato il testimone a Laura Cioli, assumendo invece l'incarico di vice presidente a fianco di John Elkann (presidente è stato confermato Marco De Benedetti; tra i consiglieri confermati anche la cuneese Silvia Merlo).
Classe 1963, nata a Macerata, laurea in Ingegneria elettronica con lode all'Università di Bologna e un master in Business Administration alla Sda Bocconi, sposata, un figlio, Laura Cioli è stata amministratore delegato di Rcs MediaGroup, direttore generale di Sky Italia e ha ricoperto incarichi apicali, fra l'altro, in Eni Gas & Power e Vodafone Italia.
Nei primi tre mesi di quest'anno, Gedi Gruppo Editoriale ha fatturato 155,8 milioni, con un mol di 11,4 e un utile netto di 3 milioni, a fronte dei 5 dello stesso periodo dell'anno scorso. L'indebitamento finanziario netto è sceso a 110 milioni dai 115,1 del 31 dicembre 2017. Il titolo ha chiuso a 0,432 euro (+0,23%).

Aeroporti: in marzo Genova sale di quota calo di voli e passeggeri a Torino e Cuneo

Giuseppe Donato, presidente Sagat

Marzo double face per gli aeroporti del Nord Ovest. Lo scalo di Genova è ancora salito di quota, quelli di Torino e Cuneo invece sono scesi. Nel mese scorso, infatti, il “Cristoforo Colombo” ha contato 1.388 voli (+5,6% rispetto a marzo 2017) e 89.945 passeggeri (+10,2%); mentre il “Sandro Pertini” di Caselle ha registrato un calo sia dei voli, che sono stati 3.958 (-0,3%) sia dei passeggeri, risultati 366.789 (-2,7%). E perdite maggiori le ha subite Cuneo.Levaldigi: 329 i voli (-6,8%) e 7.176 i passeggeri (-20,1%).
Tutti gli scali di Assoaeroporti hanno avuto complessivamente, in marzo, 114.883 voli (+2,3% rispetto allo stesso mese dell'anno scorso) e 13.275.445 passeggeri (+7,3%).
Già in febbraio, l'aeroporto geneovese aveva registrato un aumento sia dei movimenti - voli in arrivo e in partenza – che sono stati 1.106 (+5,2% rispetto a febbraio 2017) sia dei passeggeri, ammontati a 70.719 (+3,6%); mentre quello di Torino-Caselle aveva incrementato del 3,2% i movimenti (3.562) ma aveva visto calare del 2,4% i passeggeri, risultati 327.546.
In gennaio era andata quasi nello stesso modo, dato che lo scalo ligure aveva aumentato movimenti (+15,5%) e passeggeri (+1,7%); invece quello del capoluogo piemontese aveva perso l'1,8% dei movimenti e il 2,6% dei passeggeri. Non solo.
Quanto al terzo scalo del Nord Ovest censito da Assoaeroporti, l'associazione dei 38 scali nazionali presieduta da Fabrizio Palenzona, cioè Cuneo-Levaldigi, in febbraio ha contato 267 tra partenze e arrivi di aerei (+5,1%) e 6.279 passeggeri (-17,1%).
Nell'intero 2017, l'aeroporto di Genova ha avuto 1.249.374 passeggeri, lo 0,7% dei 175.413.402 registrati da tutti gli aeroporti italiani. Il dato 2017 era ancora inferiore dell'1,6% a quello del 2016 e, comunque, tale da porre il Cristoforo Colombo al posto numero 23 nella graduatoria nazionale 2017, dietro anche a quelli di Trapani, Alghero, Brindisi e Lamezia Terme.
L'Aeroporto di Genova ha come azionista di maggioranza assoluta l'Autorità portuale del Mar Ligure Occidentale con il 60% del capitale, mentre la Camera di commercio di Genova ne possiede il 25% e la Aeroporti di Roma il 15% restante. Presidente della società, dal luglio scorso, è Paolo Odone, classe 1942, da parecchi anni al vertice pure della locale Camera di commercio.
L'aeroporto di Torino-Caselle, nell'intero 2017 ha avuto 4.176.556 passeggeri, nuovo record storico, grazie all'incremento del 5,8% rispetto al 2016. Nella graduatoria 2017 basata sui clienti degli scali del Paese, il “Sandro Pertini” è stato preceduto anche dagli aeroporti di Bari (4.686.016 passeggeri), Pisa (5.233.831) e Palermo (5.775.274).
Il “Sandro Pertini” è gestito, dal 1956, dalla Sagat, società che ne ha la concessione almeno fino al 2035 e che da cinque anni esatti ha come azionista di maggioranza assoluta, con il 75,28% del capitale, 2i Aeroporti (gruppo Cdp-Cassa Depositi e Prestiti). Il 10% fa capo alla Fct Holding, finanziaria del Comune di Torino, il 6,76% a Tecno Holding (Camere di commercio) e il 5% alla Città Metropolitana. Presidente è Giuseppe Donato e amministratore delegato Roberto Barbieri.

Mina romana in Compagnia di San Paolo


A parte la notizia che il valore del patrimonio netto ha superato, per la prima volta, i sei miliardi di euro (per la precisione, è ammontato a 6,014 miliardi, con un inremento di 133,6 milioni rispetto al 31 dicembre 2016), il bilancio 2017 della Compagnia di San Paolo, trasparente, riporta altri dati e fatti interessanti e significativi, oltre a quelli diramati dopo la sua approvazione da parte del Consiglio di Indirizzo.
Sfogliando il documento, infatti, si può scoprire che il total return (somma della rivalutazione del capitale e dell'incasso dei dividendi divisa per l'investimento originale), cioè il rendimento complessivo della partecipazione in Intesa Sanpaolo è stato del 21,8%, a fronte del 2,2% degli investimenti nei fondi di Fondaco Sgr, la società che gestisce il 44,5% del portafoglio degli attivi finanziari della Compagnia di San Paolo.
Se, dunque, è stato del 12% il rendimento dell'intero portafoglio degli investimenti dell'ente torinese presieduto da Francesco Profumo, lo si deve soprattutto alla partecipazione in Intesa Sanpaolo, dalla quale è arrivato un dividendo netto di 210 milioni (il lordo è stato di 258 milioni).
Proprio il fiume di denaro proveniente dalla Banca guidata da Carlo Messina, sempre molto generoso con i suoi azionisti, ai quali distribuisce quote elevatissime degli utili, non può non far riflettere sulle conseguenze del rispetto di quell'”indicazione” contenuta nel “Protocollo d'intesa Acri-Mef” (accordo vincolante tra l'Associazione delle fondazioni di origine bancaria presieduta dal lombardo Giuseppe Guzzetti e il ministero dell'Economia e delle Finanze, che ne è l'Autorità di Vigilanza), “indicazione” che, per le fondazioni firmatarie, comporta il seguente obbligo: “In ogni caso, il patrimonio non può essere impiegato, direttamente o indirettamente, in esposizioni verso un singolo soggetto per un ammontare complessivamente superiore a un terzo del totale dell'attivo dello stato patrimoniale della Fondazione valutando, al fair value, esposizioni e componenti dell'attivo patrimoniale”.
In altre parole, la Compagnia di San Paolo, che ha in portafoglio attività finanziarie per un valore di mercato (fair value) di 7,3 miliardi, il 45,9% dei quali relativi all'investimento in Intesa Sanpaolo, deve ancora ridurre notevolmente la sua partecipazione nella Banca, nonostante l'abbia già fatta scendere al 7,22% dell'intero capitale al 31 dicembre scorso.
Insomma, al di là di altre considerazioni, la Compagnia di San Paolo si trova costretta a diminuire drasticamente un investimento ad alto rendimento per investire in asset diversi dalla resa imprevedibile, per di più con la constatazione che la diversificazione degli ultimi anno non è stata premiante. Il tutto sull'altare rituale della riduzione del rischio, anche se c'è chi continua a pensare che il Protocollo d'intesa Acri-Mef sia stato e sia un grave errore, per non dire di peggio.
Comunque, tornando al bilancio della Compagnia, che conta 86 dipendenti, 14 dei quali dirigenti (Segretario generale compreso), vi si può leggere, fra l'altro, che l'acquisto dell'1% del capitale della Banca d'Italia è costato 75 milioni, l'avanzo dell'esercizio (utile netto) è diminuito di 14 milioni rispetto a quello del 2016 e che sono scesi a 1,053 milioni (1,169 l'anno prima) gli oneri relativi agli organi statutari, comprensivi di Iva, contributi previdenziali e assistenziali.
In particolare, nel 2017 i costi sono stati di 90.147 euro per il presidente (l'emolumento annuo è di 70.000 euro), 449.808 euro per il Consiglio generale, 257.269 euro per il Comitato di gestione (Consiglio di amministrazione), 218.234 euro per il Collegio dei revisori e 37.648 euro per l'Organismo di vigilanza. Gli oneri per tutto il personale sono ammontati a 7,638 milioni.

Foto di gruppo della Compagnia di San Paolo

Quella iniezione di fiducia e di speranza firmata dal Procuratore Armando Spataro

Armando Spataro, Procuratore della Repubblica
“Esiste, dunque, un giudice a Berlino”. Armando Spataro, Procuratore della Repubblica al Tribunale di Torino, ha fatto una forte iniezione di fiducia e di speranza, con la sua appassionata e appassionante relazione all'ultimo incontro del “Dumse da Fé”, circolo che riunisce diversi esponenti cittadini del mondo economico, finanziario, imprenditoriale e delle libere professioni.
Oltre a sfatare diversi luoghi comuni sul sistema giudiziario, sul “caso” Aldo Moro e sul terrorismo anche internazionale, Armando Spataro ha raccontato alcuni aneddoti e ha elogiato i valori costituzionali che caratterizzano la Giustizia del nostro Paese, l'assoluta indipendenza del Pubblico Ministero (una rarità persino in Europa), le grandi capacità delle nostre forze di Polizia e delle Agenzie di informazione, più conosciute come i Servizi.
Settant'anni il prossimo 16 dicembre, in magistratura dal 1975, Armando Spataro, nato a Taranto, ha iniziato la carriera prima occupandosi di sequestri di persona, poi di terrorismo, criminalità organizzata, traffico interazionale di stupefacenti, ha fatto parte della Direzione distrettuale Antimafia e del pool di “Mani Pulite”.
E' stato anche componente del Consiglio Superiore della Magistratura, protagonista della vicenda che ha avuto come vittima l'imam egiziano Abu Omar; autore del libro “Ne valeva la pena. Storie di terrorismi e mafie, di segreti di Stato e di giustizia offesa” (premio Capalbio 2010). Nel 2014 gli è stato conferito il premio Art.3 “per il suo coraggioso, quotidiano impegno a custodia dei valori civili e morali che la nostra Carta costituzionale detta”.
Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torino dalla fine di giugno 2014, dopo tanti anni di attività a Milano e alcuni a Roma, Armando Spataro al “Dumse da Fé” ha sottolineato le particolarità assolutatamente positive del Pm italiano, “totalmente indipendente da qualsiasi potere”, obbligato all'azione penale (“a garanzia dell'uguaglianza di fronte alla Legge” e con la esclusiva disponibilità della Polizia giudiziaria, formata da componenti specializzati dei Carabinieri, della Pubblica Sicurezza, della Guardia di Finanza.
Il buon Pubblico Ministero – ha aggiunto Armando Spataro - “ragiona sempre come un giudice, a tutela dell'indagato, rinviando a giudizio solo quando ritiene che esistano le prove per una sua condanna”; perciò, non agisce come un accusatore tout court.
Fra l'altro, Armando Spataro ha evidenziato che in Italia non sono mai state fatte leggi di emergenza lesive dei diritti della persona, neppure durante gli “anni di piombo” e ha ricordato che nel nostro Paese il terrorismo “è stato sconfitto nelle aule di Giustizia e non negli stadi”, come diceva il presidente Sandro Pertini. Non solo: le modalità operative dei magistrati e della Polizia giudiziaria
sono state prese a esempio, per la loro efficacia nel rispetto delle leggi e di ogni individuo, anche da parte di diversi Paesi avanzati.
Proprio le buone pratiche adottate contro il terrorismo nazionale sono poi servite moltissimo nella lotta contro le mafie e servono ora contro il terrorismo internazionale, sulla cui fine Armando Spataro si è dichiarato “ottimista”.
A proposito ancora di terrorismo, ha raccontato come si organizzarono i magistrati che indagavano, dapprima in totale segretezza, incontrandonsi in luoghi non istituzionali e pagando di tasca propria le trasferte, ancora non riconosciute come non era riconosciuto il coordinamento degli inquirenti, poi completato con forze speciali dei Carabinieri, della Polizia e della Guardia di Finanza.
Infine, ha anche ribadito che del “Caso Moro” si sa tutto, non c'è più nulla di segreto. Dietro il rapimento e poi la tragica fine di Aldo Moro non c'era la Cia o il Kgb, il Mossad, la mafia, la massoneria; non c'erano i Servizi segreti: “tutte sciocchezze assolute”. La verità è quella emersa e pienamente riscontrata.

Compagnia di San Paolo, bilancio "boom" la vendita di azioni Isp ha reso 140 milioni


  E' di 740 milioni di euro la somma incassata nel 2017 dalla Compagnia di San Paolo in seguito alla vendita di 264 milioni di azioni di Intesa Sanpaolo, attuata dall'ente torinese presieduto da Francesco Profumo per rispettare il discusso protocollo Acri-Mef, che obbliga le fondazioni di origine bancaria a non avere investito in alcun asset più del 33,3% del valore totale delle proprie attività in portafoglio.
La cessione dei titoli Intesa Sanpaolo, destinata a continuare, ha generato una plusvalenza di 140 milioni (differenza tra il prezzo di carico in bilancio e il prezzo di realizzo), dei quali 79 milioni portati a patrimonio netto e 61 a conto economico (perché non tutti a patrimonio?)
Dal sito del colosso bancario guidato da Carlo Messina emerge che, all'11 ottobre scorso, la Compagnia di San Paolo possedeva l'8,52% delle azione ordinarie di Intesa Sanpaolo, mentre il fondo BlackRock aveva il 5,01% e Fondazione Cariplo il 4,836%. Ma dalla stessa Compagnia è poi uscita la notizia che al 31 dicembre scorso la partecipazione in Intesa Sanpaolo era già scesa al 7,6%.
Francesco Profumo, presidente Compagnia di San Paolo
A fine 1987 il valore di mercato delle attività finanziarie detenute dalla Compagnia di San Paolo ammontava a 7,3 miliardi, rappresentati per il 45,9% dalla partecipazione in Intesa Sanpaolo, per il 44,5% dal portafoglio diversificato, per il 2,4% dalla quota in Cdp-Cassa Depositi e Prestiti e per l'1% da quella in Banca d'Italia. Evidente, quindi, che la Compagnia di San Paolo, la seconda maggiore d'Italia e tra le principali in Europa, dovrà vendere ancora azioni della sua banca conferitaria.
Comunque, l'anno scorso, la fondazione torinese di corso Vittorio Emanuele II ha registrato proventi totali per 381,4 milioni e un avanzo di gestione (utile netto) di 253,1 milioni, che, depurato dall'effetto straordinario della svalutazione del fondo Atlante, sarebbe di 313,7 milioni (+9% rispetto al 2016), Gli oneri ordinari sono stati pari a 17,5 milioni e a 45,3 milioni le imposte.
Per quanto riguatrda le erogazioni, il Comitato di Gestione (Consiglio di amministrazione), composto dalla vice presidente Licia Mattioli e dai consiglieri Alessandro Comitto, Annamaria Poggi e Roberto Timossi, oltre che, naturalmente, dal presidente Francesco Profumo) ne sono state deliberate per 177,4 milioni, il 7,3% in più rispetto al 2016 (165,4 milioni) e il 23,5% in più rispetto al 2015 (143,6 milioni). Nel 2012 le erogazioni erano state inferiori di 50 milioni a quelle dell'anno scorso.
Con l'approvazione del bilancio il Consiglio generale ha deliberato, fra l'altro, l'accantonamento di 3,5 milioni alla riserva per l'integrità del patrimonio, che si aggiunge agli oltre 50,6 milioni destinati alla riserva obbligatori e 30 milioni al fondo di stabilizzazione delle erogazioni, che così raggiunge la consistenza complessiva di 340 milioni.
Il Segretario generale, Piero Gastaldo, che sta per lasciare l'incarico, ha evidenziato che nell'ultimo biennio la Compagnia di San Paolo “ha realizzato i risultati migliori degli ultimi dieci anni”.

Ai soci di Biverbanca e di Banca di Asti destinati dividendi per oltre 15 milioni

Aldo Pia
Si spartiranno un dividendo di 3,139 milioni di euro i tre azionisti di Biverbanca, la Cassa di Risparmio di Biella e Vercelli il cui capitale è posseduto per il 60,42% dalla Banca di Asti, per il 33,44% dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella e per il 6,14% dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli. Così, infatti, ha deciso l'assemblea dei soci che ha approvato il bilancio 2017, chiuso con un utile netto di 5,3 milioni, e nominato i consiglieri di amministrazione destinati a restare in carica fino all'approvazione del bilancio relativo all'esercizio 2020.
Il nuovo vertice di Biverbanca è formato da: Aldo Pia, Roberto De Battistini, Giorgio Galvagno, Carlo Demartini, Mario Maggia, Edrminio Goria, Maurizio Spandonaro, Eugenio Zamperone e Aldo Casalini. Direttore generale è Massimo Mossino.
Alla fine dell'anno passato, durante il quale ha allargato la sua rete operativa aprendo le filiali di Abbiategrasso e di Busto Arsizio, Biverbanca aveva attività finanziarie in gestione per conto della clientela pari a 5,7 miliardi (+2% rispetto al 31 dicembre 2016) e crediti netti verso la clientela (impieghi economic) per 1,7 miliardi, cifra leggermente superiore alla precedente.
Quanto alla controllante di Biverbanca, cioè la Banca di Asti, l'assemblea dei soci in programma lunedì 30 aprile, è chiamata ad approvare, oltre al bilancio 2017, la proposta della distribuzione di un monte dividendi di 12 milioni (0,20 euro per azione). Maggiore azionista della Banca d'Asti, a capo dell'omonimo gruppo, è la Fondazione Cassa di Risparmio di Asti con la quota del 37,82%; mentre il secondo, con il 13,66%, è la Banca Popolare di Milano, che potrebbe accrescere la sua partecipazione. Il resto del capitale è frazionato fra oltre 23.000 soci e le azioni possono essere negoziate sul sistema Mi-Mtf. 
Carlo Demartini
La Banca di Asti - presidente Aldo Pia, amministratore delegato e direttore generale Carlo Demartini – presenterà nel suo bilancio consolidato 2017 una raccolta da clientela ammontante a 14,151 miliardi (+3,66% rispetto all'esercizio precedente), di cui 7,925 miliardi costituiti dalla raccolta diretta da clientela (+0,89%), crediti netti alla clientela per 7,129 miliardi (+4,02%) e un utile netto di 32,8 milioni (+35,3%), corrispondente a un roe del 3,47%. Il Cet1, indice di solidità, è risultato del 15,72%, valore superiore al richiesto e alla media del sistema.
Il gruppo Banca di Asti alla fine del 2016 disponeva di 250 sportelli e di quasi 1.900 dipendenti e contava circa 456.000 clienti.


Il buon menù del manager


di Marina Bosio

La pausa pranzo del Manager è sempre di complicata gestione: può essere inesistente o considerata come un ulteriore impegno di lavoro fissato nella fitta agenda giornaliera (il tipico "pranzo di lavoro") o impiegata per fare sport spesso con minuti contati e a digiuno. La pausa "inesistente" è quando, ad esempio, il Manager decide di ottimizzare il tempo rimanendo davanti al Pc, magari tra una riunione e un'altra.
Non mangiare nulla è un errore. Infatti, saltare o limitare il pranzo regolarmente, nell’ora del giorno in cui ci si ritrova davvero a corto di energie, è deleterio perché induce un rallentamento metabolico, il che si traduce in una tendenza dell’organismo a bruciare meno calorie e ad assimilarne di più.
Ciò accade perché, con il digiuno o con un insufficiente apporto calorico, si invia al corpo un messaggio chiaro: “c’è poco carburante, quindi cerca di sfruttare al meglio tutto quello che hai per produrre energia appena lo ricevi nello stomaco”.
Altra abitudine errata è quella di rimpinzarsi, in pochissimi minuti, di tranci di pizza/focaccia o altri tipi di snack unti e salati (e poco sani) con la scusa che sono veloci da mangiare.
Lo stesso discorso vale quando il Manager sacrifica la pausa pranzo per fare attività fisica (per quest'ultima è preferibile la mattina presto, se si lavora fino a tardi) a digiuno, rischiando di 1) non allenarsi in modo ottimale; 2) avere dei cali di energia e di concentrazione sul lavoro nel pomeriggio; 3) avere attacchi di fame e voglia di mangiare "schifezze" nel pomeriggio e/o 4) abbuffarsi la sera, a cena, che dovrebbe essere il pasto più leggero della giornata.
Nei due casi, si tratta di programmare un buon pasto bilanciato, sebbene leggero e veloce da consumare, che fornisca le giuste calorie, ma senza appesantire. Un pasto del genere permetterà di non avere cali glicemici, che inevitabilmente portano a mangiucchiare schifezze nel pomeriggio.
Ecco alcune possibili alternative veloci e leggere:
- un panino di segale o integrale con verdure fresche o grigliate e bresaola/arrosto di tacchino/tonno/scaglie di parmigiano o ricotta/fresco caprino;
- un piatto pronto di bresaola o fesa di tacchino, rucola e pomodoro o verdure a scelta condite con un filo di olio;
- una insalata mista (da evitare le "insalatone ricche" pronte dei bar, come niçoise e Caesar) con l’aggiunta di petto di pollo alla griglia o bresaola o tonno o due uova sode piccole, tofu o seitan (per i vegani), condita con un po’ di olio extravergine d’oliva e aceto o limone;
- una insalata di riso, di cereali o di pasta integrale con verdurine condita con un filo di olio evo.
Tali soluzioni possono essere preparate a casa o trovate pronte ormai in molte biobotteghe e negozi alimentari. Anche nel caso di una pausa pranzo che consenta un po' di attività sportiva e un pranzo veloce, la maggior parte di questi piatti si trovano nei bar dei circoli e delle piscine.
Come bevande preferire sempre l'acqua o talvolta la coca cola zero, se non si bevono troppi caffè durante il resto del giorno.
L'ideale sarebbe trovare, nel pomeriggio, il tempo di mangiare un frutto o uno yogurt magro (prediligere quello greco).
Infine, nel caso di un pranzo di lavoro al ristorante, i primi due suggerimenti sono di non toccare il cestino di pane e grissini e di stare attenti a bere un solo bicchiere di vino, ma molta acqua. Come antipasto prediligere un piatto di insalata o verdure grigliate/lessate e ordinare poi un primo leggero (ravioli di magro, gnocchetti, pasta o riso purché conditi con solo olio evo e parmigiano o sugo rosso) o un secondo leggero (carni magre alla griglia o pesce alla griglia/al vapore). Come dessert preferire una fetta di ananas, fragole o una macedonia. 
Sushi? Non più di una o due volte alla settimana. Preferire i piatti proteici come edamame, sashimi, tuna tataki e salmon teryaki.

Fondazioni: Crc "in piena salute e vitalità" Contributi Crt per musica, teatro e danza


“Davvero positivo”: così Giandomenico Genta, presidente della Fondazione Crc, ha definito il bilancio 2017 dell'ente cuneese, approvato dal Consiglio generale: patrimonio netto salito a 1,3 miliardi, in portafoglio investimenti con valore di mercato superiore a 1,5 miliardi, avanzo d'esercizio (utile netto) di 43,3 milioni, aumentato del 27,7% rispetto al 2016 e tale da consentire sia di far salire a 27 milioni la somma destinata al finanziamento dell'attività istituzionale (24,3 milioni per le erogazioni sul territorio) sia di incrementare di 1,9 milioni il fondo stabilizzazione delle erogazioni, che raggiunge così quota 46 milioni.
“Sono numeri che ci confortano e confermano lo stato di piena salute e la vitalità della Fondazione” ha commentato Giandomenico Genta, ricordando che i buoni risultati sono stati ottenuti nonostante la svalutazione della partecipazione nel fondo Atlante per 16 milioni e dopo l'appostazione di 7,1 milioni per le imposte, che erano state pari a 4,9 milioni nel 2016.
Oltre ad approvare il bilancio, il Consiglio generale della Fondazione ha nominato nuovo consigliere Mirella Marenco, imprenditrice di Dogliani, designata dalla Confartigianato cuneese. Mirella Marenco subentra a Elda Fulcheri, che si è dimessa.

Mirella Marenco, neo consigliere Fondazione Crc

La Fondazione Crt ha assegnato 1,5 milioni di euro a soggetti non profit promotori di 129 eventi di musica, teatro e danza, in programma dal mese prossimo a ottobre in Piemonte e Valle d'Aosta, le due regioni di pertinenza dell'ente torinese con Giovanni Quaglia presidente e Massimo Lapucci Segretario generale. 
L'attribuzione di questi contributi costituisce la prima tranche di finanziamenti previsti dal progetto Not&Sipari 2018, destinato al sostegno della diffusione capillare di rassegne culturali e di spettacoli dal vivo, favorendo la crescita qualitativa delle produzioni, il coinvolgimento dei giovani artisti nel circuito professionistico, l'avvicinamento di nuove fasce di pubblico alle manifestazioni e il senso di aggregazione delle persone. La seconda tranche riguarderà le iniziative in calendario dal novembre prossimo all'aprile del 2019.
Negli ultimi tre anni, la Fondazione Crt ha sostenuto 518 eventi musicali, teatrali e di danza con contributi per oltre sei milioni di euro.

Juventus soltanto al nono posto in Europa nella graduatoria per il valore economico


“Neppure mettendosi insieme, la Roma e la Lazio, riescono a vincere la Juventus; almeno in Piazza Affari. La società bianconera, infatti, in Borsa vale 635,6 milioni di euro, quasi il doppio delle due società della Capitale, dato che è di 240,1 milioni la capitalizzazione della giallorossa controllata dagli statunitensi capitanati dall'italo-americano James Joseph Pallotta e di 94,9 milioni quella biancoceleste che fa capo a Claudio Lotito”.
E' questo l'inizio dell'analisi dedicata alla Juventus borsistica e pubblicata oggi, 22 aprile, dal Corriere Torino, l'edizione locale del Corriere della Sera guidata da Umberto La Rocca.
“Tutte le tre e sole società calcistiche italiane quotate, però, complessivamente, sono valutate dagli investitori poco più di un terzo del Manchester United, che capitalizza oltre 3 miliardi di dollari (è quotato alla Borsa di New York dal 2012)” si legge nell'articolo del Corriere Torino.
Le società calcistiche europee quotate sono 32. Annualmente, Kpmg, uno dei quattro colossi mondiali della revisione aziendale, stima il loro valore, prescindendo da quello borsistico, e ne redige la relativa graduatoria. Dopo il Manchester United, la classifica Kpmg 2018 vede in testa Real Madrid (2,976 milioni di euro), Barcelona (2,765), Bayern Monaco (2,445), Manchester City (1,979), Chelsea (1,599) e Liverpool (1,218).
“Al nono posto si trova la Juventus, alla quale Kpmg ha attribuito un valore di 1,218 milioni di euro, un paio di centinaia in più del Tottenham, che è stata la prima società di calcio a quotarsi in Borsa, nel 1983, diciotto anni prima di quella bianconera” riporta ancora il Corriere Torino.
Controllata al 63,8% da Exor, la holding del gruppo Agnelli-Elkann-Nasi, la Juventus ha chiuso la settimana di Piazza Affari con l'azione a 0,6355 euro, l'1,1% in più rispetto alla seduta di giovedì. Esattamente un anno fa, il titolo della società, che ha al vertice Andrea Agnelli (presidente), Pavel Nedved (vice), Giuseppe Marotta e Aldo Mazzia (amministratori delegati), valeva il 13,30% in più. Il suo massimo dell'anno è stato di 0,8835 euro, il 23 gennaio; il minimo 0,59 euro, l'11 aprile. Il record degli ultimi cinque anni è di 0,9655 euro, segnato il 2 maggio 2017.
Venerdì, l'azione della Roma ha chiuso in Borsa a 0,60 euro (+42,25% rispetto a 12 mesi prima) e a 1,394 euro quella della Lazio, che ha avuto un incremento del 123% rispetto al 21 aprile dell'anno scorso. Il record borsistico della Roma (1,01 euro) risale all'ottobre 2013, quello della Lazio (1,962 euro) al 24 gennaio 2018. 
Paulo Dybala, il più seguito sui social
Ancora a proposito della Juventus, il report 2018 della Kpmg “European Champions” ricorda che nell'esercizio 2016-2017 la società bianconera ha avuto ricavi operativi per 411,6 milioni di euro (232,8 milioni come diritti televisivi, 58,9 milioni dagli incassi per le partite e 119,9 per il resto), mentre i costi del personale sono ammontati a 261,8 milioni, pari al 64% dei ricavi operativi.
Nella sua scheda, Kpmg aggiunge che lo stadio della Juve ha avuto una media di 39.489 spettatori a partita con un tasso di occupazione del 95% e che la società bianconera ha avuto 46,5 milioni di followers sui social media: 30,5 milioni su Facebook, 6,9 milioni su twitter, 8,4 milioni su Instagram e 0,6 milioni su YouTube. Il giocatore più “seguito” è risultato Paulo Dybala con 15,9 milioni di follower.
Per quanto riguarda le altre principali società calcistiche italiane, Kmpg ha attribuito i seguenti valori: 547 milioni al Milan, 453 alla Roma, 429 all'Inter, 409 al Napoli e 227 alla Lazio.
Il giorno dopo la partita persa contro il Napoli, l'azione della Juventus ha subito un calo del 3,03%, chiudendo a 0,616 euro. 

Piemonte: perse 2.629 imprese in tre mesi più di ogni altra regione del nostro Paese La Spezia unica provincia con saldo attivo


Gran brutte nuove dall'anagrafe delle imprese, soprattutto per il Piemonte e la Valle d'Aosta. Altro che ripresa economica e rilancio dello spirito d'iniziativa.
Nel primo trimestre di quest'anno, il Piemonte ha perso 2.629 aziende, il numero più alto fra tutte le regioni italiane, comprese la Lombardia (-2.624), l'Emilia-Romagna (-2.561) e il Veneto (-2.410). Il calo del Piemonte è stato pari allo 0,60% delle imprese iscritte alle sue Camere di commercio. Questo tasso è risultato maggiore non soltanto della media nazionale (-0,25%), ma addirittura il più elevato dopo lo 0,64% della Valle d'Aosta e delle Marche. 
Giuseppina De Santis, assessore Economia Regione Piemonte
Unioncamere e Infocamere hanno censito 8.138 nuove iscrizioni ai registri camerali delle imprese e 10.767 cessazioni di attività in Piemonte, 209 nuove iscrizioni e 289 cessazioni in Valle d'Aosta, 2.957 iscrizioni e 3.623 cessazioni in Liguria, dove il sistema imprenditoriale si è ridotto dello 0,41%. Al 31 marzo, perciò, sono risultate in attività 432.743 imprese in Piemonte, 162.256 in Liguria e 12.361 in Valle d'Aosta. 
La disaggregazione dei dati Unioncamere-Infocamere mostra che la provincia del Nord Ovest che ha subito il maggiore impoverimento percentuale della sua struttura imprenditoriale nel primo trimestre 2018 è quella di Alessandria, alla quale è stato attribuito un calo dello 0,86%, il quarto peggiore d'Italia. Poco meno pesanti, comunque, sono stati i cali di Biella (-0,83%) e di Asti (-0,68%). Quest'ultima ha perso 161 imprese, Biella 149 e Alessandria 372.
Ed ecco le perdite assolute di imprese delle altre province: Vercelli 105, Cuneo 405, Torino 1.243, Genova 478, Novara 144, Savona 120, Verbania 58, Imperia 98.
L'unica provincia del Nord Ovest in controtendenza è risultata quella di La Spezia, dove, dal primo giorno di gennaio all'ultimo di marzo, sono state registrate 470 nuove iscrizioni camerali di imprese, a fronte di 440 cessazioni di attività. Così, il sistema imprenditoriale spezzino è cresciuto dello 0,14%.

Buona reputazione 2018: Ferrero leader Lavazza sale e conquista il quarto posto

Due imprese piemomtesi tra le prime quattro per la migliore reputazione in Italia. Nella sua classifica Italy RepTrak 2018, il Reputation Institute, multinazionale che vanta la leadership mondiale nei servizi di misurazione e di consulenza sulla reputazione, ha attribuito la medaglia d'oro alla Ferrero, che l'ha tolta alla Walt Disney, scesa dal gradino più alto del podio al terzo, essendo stata superata anche della Ferrari.

Giuseppe Lavazza, vice presidente Lavazza
L'altra piemontese nella top ten 2018 è la torinese Lavazza, quarta. Il campione nazionale del caffè ha preceduto anche Canon, Samsung, Lego, Amazon, Pirelli e Giorgio Armani.
Nelle prime 150 classificate si trovano la De Agostini di Novara al posto numero 15, La7 dell'alessandrino Urbano Cairo (75), la genovese Costa (110), la Rcs Media Group, controllata dalla Cairo Communication (114), la Gedi GruppoEditoriale che fa capo alla Fratelli De Benedetti ed è partecipata dalla Exor della famiglia Agnelli-Elkann-Nasi, Intesa Sanpaolo, il cui maggiore azionista singolo è la torinese Compagnia di San Paolo (124), la subalpina Reale Mutua (126), la genovese Erg (134), Fca-Fiat Chrysler Group (135) e Ubi Banca (141), che ha la fondazione cuneese Crc come socio con la quota più alta.

AOSTA FACTOR IL MAGGIOR UTILE DI SEMPRE
Jean-Claude Mochet, presidente Aosta Factor
Aosta Factor, appartenente al gruppo finanziario Finaosta, ha chiuso l'esercizio 2017 con un utile netto di 4,3 milioni di euro, superiore del 23,7% a quello del 2016 e il maggiore della sua storia. La perfomance reddituale è stata praticamente uguale a quella degli impieghi medi in essere, che, alla fine del passato esercizio hanno sfiorato i 226 milioni (il turnover è risultato di 1,2 milioni, incrementato del 14%).
Oltre ad approvare il bilancio 2017, l'assemblea degli azionisti di Aosta Factor ha eletto il vertice per il triennio 2018-2020: Jean-Claude Mochet presidente, Dilva Segato, Veronica Celesia, Sabrina Janin e Luca Merano consiglieri di amministrazione.


DA SINLOC DIVIDENDI PER FONDAZIONI PIEMONTESI
Società di consulenza e investimento che promuove lo sviluppo attraverso la realizzazione di infrastrutture locali, sia fornendo progetti e studi di fattibilità (oltre 300) sia investendo direttamente in iniziative di partenariato pubblico-privato, Sinloc ha conseguito l'anno scorso rivavi per quasi 5 milioni (+21% rispetto al 2016) e un utile netto di 509.000 euro, 483.000 dei quali destinati agli azionisti come dividendo.

Andrea Silvestri, dg Fondazione Crc
Tra i soci di Sinloc spiccano la Compagnia di San Paolo, rappresentata in Consiglio di amministrazione dal saluzzese Alberto Eichilzer, responsabile Analisi e controllo degli investimenti dell'ente torinese di corso Vittorio Emanuele II presieduto da Francesco Profumo e la cuneese Fondazione Crc, rappresentata nel vertice di Sinloc dal suo direttore generale, il torinese Andrea Silvestri.
Sinloc, guidata da Antonilo Rigon, amministratore delegato e direttore generale, ha asset del valore di una cinquantina di milioni e ha favorito investimenti per lo sviluppo locale per oltre 900 milioni.



BANCA DI CHERASCO: ALTRI 1.254 SOCI E NUOVI INCARICHI
Giovanni Claudio Olivero, presidente
La Banca di Cherasco (credito cooperativo), che conta quasi 13.000 soci, 1.254 acquisiti l'anno scorso, ha chiuso il bilancio 2017 con un utile netto di 264,000 euro, una raccolta totale di 1,422 miliardi (+3,1% rispetto all'esercizio 2016), di cui 834 milioni rappresentati dalla raccolta diretta da clientela (+0,8%). Gli impieghi netti alla clientela sono aumentati dello 0,46% a 639 milioni. Il Cet1, indice di solidità, è salito all'11,81%.
Pochi giorni fa, il Consiglio di amministrazione della Banca di Cherasco, presieduta da Giovanni Claudio Olivero, titolare dell'omonino studio torinese di commercialisti con alcuni Associati, ha nominato Amedeo Prevete vice presidente dell'Istituto e presidente del Comitato esecutivo. Classe 1982, manager socio sanitario (lavora al “Cottolengo” di Torino), Amedeo Prevete è anche segretario di Uneba Piemonte e consigliere di amministrazione dell'Uneba nazionale.
Oltre ad Amedeo Prevete, il Consiglio di amministrazione ha nominato vice presidente del Comitato esecutivo Mario Bottero, classe 1986, è responsabile della divisione corporate finance di una primaria società di consulenza e, fra l'altro, collabora con il Politecnico di Milano. Infine, ha nominato nel Comitato esecutivo Gaia Taricco,avvocato ad Alba. 
Direttore generale della Banca di Cherasco è Pier Paolo Rovere.

Piemonte e Val d'Aosta in controtendenza nel 2017 diminuite le capitane d'azienda


Meno “rosa” il sistema imprenditoriale del Nord Ovest. Al 31 dicembre 2017, l'Unioncamere e Infocamere hanno censito 136.521 aziende a conduzione femminile iscritte ai registri delle Camere di commercio di Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta, 289 meno che alla stessa data del 2016. Il calo delle imprese “rosa” è limitato allo 0,21%; però, assume un significato maggiore se si considera che a livello nazionale sono aumentate dello 0,72%, diventando così 1.331.367.
Delle regioni del Nord Ovest soltanto la Liguria ha presentato un saldo positivo (36.036 le aziende guidate da donne, 126 in più rispetto alla fine del 2016). Nell'anno appena passato, infatti, il Piemonte ha perso 370 imprese “rosa”, scese a 97.578 e la Valle d'Aosta ne ha perse 45, calando così a 2.907. Qui, comunque, il tasso di femminilizzazione (23,24%) è rimasto superiore a quelli del Piemonte (22,38%) e della Liguria (22,11%).
Marisa Delgrosso, presidente Aidda Piemonte-Val d'Aosta
Per quanto riguarda specificatamente il Piemonte, i dati di Unioncamere e Infocamere evidenziano che l'anno scorso, nella provincia di Torino, le imprese con capitano donna sono aumentate; mentre sono diminuite in altre cinque province. Al 31 dicembre, infatti, sono risultate 49.153 le aziende “rosa” iscritte alla Camera di commercio del capoluogo regionale, 155 in più rispetto alla stessa data del 2016. Così che la loro quota è diventata pari al 22,1% delle imprese attive in provincia, superiore solo a quella di Biella (20,6%), dove sono scese da 3.743 a 3.711.
In Piemonte, con Biella hanno registrato cali di imprese femminili le province di Alessandria (da 10.332 a 10.097), Asti (da 5.495 a 5.457), Cuneo (da 15.845 a 15.588) e Vercelli (da 97.948 a 97.578). Invece, sono aumentate nelle province di Novara (da 6.839 a 6.979) e di Verbania (da 2.962 a 2.987), oltre che, appunto, nella provincia di Torino, dove la crescita è stata dello 0,3%.
Il tasso di femminilizzazione delle aziende iscritte alle Camere di commercio piemontesi è più alto della media nazionale (21,85%), come quelli della Valle d'Aosta e della Liguria; ma inferiore a quello di 12 regioni, dal Molise (28,10%) alla Sardegna (22,81%).
Oltre il 10% delle imprese imprese “rosa” attive in Piemonte è guidato da donne straniere e poco meno del 12% da giovani; più di un quarto opera nel commercio, il 14,6% nell'agricoltura e l'11,5% nei servizi, soprattutto alla persona, come precisato da Unioncamere e Infocamere, che hanno un osservatorio specifico. Il settore alloggio e ristorazione conta il 9,7% delle aziende a conduzione femminile e l'immobiliare il 7,4%.

Liguria, crollo delle vendite di auto nuove nel primo trimestre solo 9.250 acquirenti


 Crollo delle vendite di auto nuove in Liguria. Come riporta l'Anfia, l'associazione della filiera automobilistica italiana, la regione marittima ha fatto registrare 9.250 immatricolazioni di vetture nuove nel primo trimestre di quest'anno, l'11,4% in meno rispetto allo stesso periodo del 2017. La perdita non solo è maggiore di 10 punti rispetto alla media dell'intero Paese, dove sono state contate 574.262 nuove iscrizioni al Pra (Pubblico registro automobilistico); ma è la seconda più pesante a livello nazionale, perché unicamente la Sardegna ha denunciato un calo percentuale superiore a quello della Liguria (11,7%).
In Piemonte, le nuove immatricolazioni sono diminuite del 3,8%, risultando così 55.984 al 31 marzo scorso; mentre in Valle d'Aosta sono aumentate del 6,1% a 23.684, grazie alla più favorevole Ipt, l'imposta provinciale di trascizione.
Complessivamente, dunque, dal primo giorno di gennaio all'ultimo di marzo, sono state 88.918 le vetture nuove acquistate nelle tre regioni del Nord Ovest.
Ecco, in particolare, provincia per provincia le nuove immatricolazioni di marzo 2018 e, tra parentesi, dello stesso mese 2017: Alessandria 1.184 (1.410), Aosta 8.741 (8.027), Asti 556 (610), Biella 517 (555), Cuneo 1.923 (1.838), Genova 1.776 (2.065), Imperia 360 (402), La Spezia 544 (702), Novara 1.097 (1.201), Savona 612 (797), Torino 14.074 (14.922), Verbania 383 (495), Vercelli 473 (520).

La Ferrari Portofino

Private banking, Fideuram cambia il n.1 Matteo Colafrancesco in pole per la Bim


Nuovo presidente per Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking, la banca che ha sede legale a Torino e che fa capo interamente a Intesa Sanpaolo. Il Consiglio di amministrazione del colosso finanziario presieduto da Gian Maria Gros-Pietro ha nonimato al vertice della maggiore private bank in Italia, e tra le prime nell'area euro, Paolo Grandi, nato a Milano, nel 1964. Subentra al torinese Matteo Colafrancesco.
Laurea in Scienze politiche con lode alla Cattolica, corsi di specializzazione e perfezionamento a Paolo Grandi, dal 2013 è chief governance officer. Dal 1979 al 1982 ha lavorato nella direzione centrale del Credito Italiano. Nel 200 è entrato in Banca Intesa, dove ha assunto sempre maggiori responsabilità gestionali. Attualmente è anche consigliere di amministrazione di Banca Prossima, Banca Imi, Banca Cr Firenze, Abi, Ieo (Istituto europeo di oncologia), Palladio Holding, Intesa Sanpaolo Group Services e presidente della lussemburghese Intesa Sanpaolo Holding International.
Paolo Grandi eredita da Matteo Colafrancesco un gruppo con 226 filiali, quasi 3.200 dipendenti e quasi 6.000 private banker, masse amministrate pari a 214,2 miliardi al 31 dicembre 2017 (+8% rispetto a fine 2016), una raccolta netta di 12,4 miliardi (+47%) nell'esercizio, chiuso con un utile consolidato di 871 milioni, superiore dell'11% a quello precedente.
Amministratore delegato e direttore generale di Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking, dal 2015, è Paolo Molesini, nato a Feltre nel 1957.

Matteo Colafrancesco
In merito a Matteo Colafrancesco, il giornale finanziario Mf ha pubblicato che, “secondo voci circolate nei giorni scorsi, è in pole position di Bim, dopo l'uscita dell'ad Giorgio Girelli, efficace da martedì 17”. Bim-Banca Intermobiliare, boutique di private banking con sede e quartiere generale a Torino, dove è nata, è appena stata acquisita da Trinity del gruppo inglese Attestor, che ne ha rilevato il controllo dai commissari liquitarori di Veneto Banca e che si appresta a lanciare un'Opa sul capitale ancora in circolazione (Bim è quotata in Borsa; oggi, al termine delle contrattazioni, il prezzo della sua azione è risultato di 0,55 euro, l'1,79% in meno alla precedente seduta).

La torinese Santander Consumer Bank festeggia gli ottant'anni con utili boom


Profitti boom, l'anno scorso, per Santander Consumer Bank, la banca torinese che nel novembre prossimo compie i suoi primi 30 anni di attività (è nata nel 1998 come Finconsumo, per iniziativa di dieci aziende private di credito del Nord Ovest e della loro controllata Leasimpresa). Nel 2017, infatti, Santander Consumer Bank ha conseguito un utile netto di 108,7 milioni a livello consolidato (91,9 nel 2016) e di 80,2 milioni come società capogruppo (66,4 milioni nell'esercizio precedente). Utile mandato interamente a riserva, per l'ulteriore rafforzamento patrimoniale.
Istituto di credito al consumo, tra i principali italiani del settore, vanta la leadership nel comparto automobilistico, ma offre una vasta gamma di prodotti e servizi finanziari: cessione del quinto, carte revolving, leasing, prestiti personali e, fra l'altro, conti deposito. Al 31 dicembre scorso, aveva crediti lori verso clientela per quasi 8 miliardi e una raccolta da clientela, attraverso i conti deposito, superiore al miliardo.
Santander Consumer Bank opera in Italia con 21 filiali e più di 6.000 negozi convenzionati. Il 13 aprile è stata inaugurata la sua nuova sede, frutto della ristrutturazione del palazzo dove è nata la Fiat e che poi ha ospitato la Scuola Allievi, quindi l'Isvor e il Centro di formazione del gruppo automobilistico torinese. Nel palazzo di tre piani e 7.000 metri quadrati, all'angolo tra corso Dante e corso Massimo D'azeglio, lavorano circa 500 dipendenti della banca che gruppo spagnolo Santander, tra i maggiori del settore al mondo, possiede interamente dal 2003, quando ha rilevato anche il 20% dell'allora Finconsumo dal Sanpaolo Imi.
Alla Santander Consumer Bank fa capo il 50% della Banca Psa Italia, joint venture costituita con il gruppo Peugeot-Citroen per il finanziamento degli acquisti delle vetture del Costruttore francese, diventato proprietario anche della Opel, comprata dalla General Motors.
Presidente di Santander Consumer Bank è Ettore Gotti Tedeschi, plenipotenziario del colosso finanziario spagnolo in Italia; amministratore delegato e direttore generale, dal 2015, Alberto Merchiori, il quale, precedentemente e per vari anni, è stato alla guida di società estere del gruppo Fiat specializzate nei finanziamenti di autoveicoli.

Alberto Merchiori